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Santi Giacomo e Filippo - Spurano

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30 luglio 2010 - S. Pietro crisologo   

 

IL SAN CRISTOFORO DI SPURANO

Madonna col bambino in trono "L'affresco del San Cristoforo, assieme ai citati affreschi della parete di sinistra, costituisce il nucleo più antico dei dipinti presenti nella piccola chiesa dedicata ai Santi Giacomo e Filippo.
Probabilmente è l'unico ad essersi salvato dalle successive stesure di scialbo di cui l'ultima, assai sgradevole, di colore arancio.
All'epoca di tale intonacatura ed imbiancatura si è solo provveduto a regolarizzare l'incorniciatura coprendo l'originale, che ha un motivo di perle stese a calce, con una cornice grigia a righe su fondo arancio, realizzando un basamento di supporto al Santo e coprendo conintonaco la parte alta dell'affresco, che presentava una cornice a meandro assonometrico. Gli elementi decorativi originali risultano pertanto identici a quelli che compaiono sulla parete di fronte.

Nel corso del recente restauro di cui mi sono occupata (maggio-luglio 1999) si è provveduto a recuperarli; fortunatamente si trovano ancora in buono stato di conservazione. L'occasione del restauro mi ha permesso di analizzare il dipinto a luce radente, a distanza ravvicinata e di essere a contatto tattile con l'opera. Ho tratto così alcune osservazioni dall'analisi; la più evidente è che il dipinto è stato eseguito in due "giornate" in contemporanea con la figura dell'orante a sinistra e il decoro della finestrella. Il pittore ha utilizzato pertanto una tecnica a "pontate".
A luce radente si può osservare che le due stesure non si sono ben legate fra di loro poiché il primo intonaco era già in fase di carbonatazione avanzata quando è stata stesa la seconda giornata. Anche i toni dei colori sono assai diversi fra le due stesure.
Sempre a luce radente si è potuto osservare che i panneggi e gli incarnati sono stati realizzati secondo una pratica assai diffusa nella prima metà del X secolo, riscontrabile per esempio negli affreschi dell'abside dei San Vincenzo a Galliano - Cantù e in Sant'Ambrogio vecchio a Prugiasco nel Canton Ticino, che rimanda alla tradizione aulica bizantina. Osservando le mani o il volto della figura si nota il sovrapporsi delle stesure secondo uno schema operativo che parte da un tono medio per poi realizzare una prima ombra più scura, una seconda ombra ancora più scura, una luce più chiara della base, una lumeggiatura bianca finale e uno scuro più profondo sui particolari del volto. La stratificazione delle stesure realizzate con colori stemperati nella calce risulta assai precaria e le numerose abrasioni ne denunciavano il fatto.
Decorazione sulla monoforaAssai interessante è stato osservare il motivo delle perle stese a calce la cui consistenza sembra suggerire la reale incastonatura sulla parete. Il pittore ha utilizzato il motivo sia per la cornice sia per decorare la corona e le vesti del santo, in quest'ultimo caso alternando le perle a grossi smeraldi e altre pietre preziose.
Il sistema ornamentale a cabochon così come gli accostamenti cromatici - l'accensione del rosso ematite accanto all'ocra gialla sulla dominante blu intensa - ci rimandano sicuramente al mondo delle arti suntuarie, agli smalti, all'oreficeria prodotta in Lombardia in età carolingia ed ottoniana.


Il Vergani in un intervento del 1993 (1) ha sottolineato il rapporto tra gli affreschi coevi di Galliano e prodotti orafi longobardi e ottomani conservati in zona (la corona votiva di Teodolinda al Duomo di Monza, le due croci gemmate di Agilulfo e Berengario) ribadendo ed ampliando le riflessioni di Lorenzoni (2) circa l'affinità tra gli stessi affreschi e gli sbalzi dell'altare d'oro di Sant'Ambrogio realizzato verso la metà del IX secolo dall'orafo Vuolivinius su commissione dell'arcivescovo di Milano Angilberto II.

La critica da Toesca a Bertelli (3) ha inoltre sottolineato per gli affreschi di Galliano lo stretto legame esistente con la cultura figurativa romano-imperiale e paleocristiana, così come il forte richiamo alla tradizione ornamentale delle decorazioni del V/VI secolo in Italia centrale.
Ebbene, credo che queste osservazioni possano valere anche per il dipinto del San Cristoforo di Spurano realizzato con un linguaggio aulico - da leggersi nel forte segno grafico e nell'assenza di chiaroscuro - da un autore che si accosta al mondo ottomano nell'adozione di formule decorative ad imitazione orafa e si ispira a modelli della tradizione figurativa romano-imperiale nell'iconografia del santo raffigurato senza aureola mentre la mano di Dio Decorazione sulla monoforache sporge dal firmamento, l'incorona.
Il santo è vestito da imperatore ed ha la mano sinistra alzata ed aperte nel gesto rituale del sovrano che si trasformerà successivamente nel gesto cristiano della benedizione.
E' un'iconografia a cui non siamo abituati, poiché la raffigurazione più diffusa del santo è quella trasmessa dalle immagini successive al XIII secolo che attingono alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine e raffigurano il santo gigante intento a traghettare da una riva all'altra d'un fiume un bimbo che si rivelerà essere Gesù Bambino, caricandolo sulle spalle; pur tuttavia il santo veniva già venerato prima della diffusione della Leggenda Aurea: in un'iscrizione del 452, scoperta ad Haidar-Pacha in Nicodemia si parla di una basilica dedicata a San Cristoforo nella Bitinia, a Roma in Santa Maria Antiqua vi è una raffigurazione del santo del X secolo (san Cristoforo è raffigurato imberbe e senza aureola) e le raffigurazioni delle vicende della vita del santo nella basilica di Galliano prendono spunto da leggende orientali.

L'icona di Spurano ha forti legami iconografici con la miniatura che raffigura Enrico II nel suo sacramentario, ma mentre Enrico II regge nelle mani una spada e una lancia, il santo regge con la mano destra un ramo di palma con datteri, suo tipico attributo.
Un altro importante legame con la tradizione tardo antica è dato dalla bellissima cornice a meandro assonometrico, riscoperta con questo restauro che sottolinea la fascia alta dell'affresco, così come quelli sulla parete di fronte".

P. Villa, "Il dipinto del S. Cristoforo di Spurano d'Ossuccio" in "Fare Storia dell'Arte", Ed. Jaca Book, Milano, 2000, pag. 41-44


1) G.A. Vergani, "Tradizione artistica nell'abside di S. Vincenzo a Galliano: alcune riflessioni" in "Galliano, 100 anni di storia, atti del convegno" (25 settembre - 2 ottobre 1993), Cantù, 1995, pp. 125-145
2) G. Lorenzoni, "La cultura artistice dai Carolingi al Mille", in "Atti del 10° congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo", Spoleto, 1986
3) P. Toesca, "La pittura e la miniatura nella Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del Quattrocento", (Milano, 1912) Torino 1987, pp. 27-39; C. Bertelli, "Tre secoli di pittura milanese, in Milano e la Lombardia in età comunale, secoli XI-XIII", Milano 1993, pp. 178-179