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L'INTERNO
della CHIESA

L'interno della chiesa inizialmente era affrescato (1)
in ogni sua parte, come si può intuire guardando
la monofora a sinistra del San Cristoforo stesso: sulla
spalla destra della finestra sono visibili tracce ben
evidenti di una decorazione pittorica.
Nessuna
traccia di tali affreschi rimane nell'abside, nella
controfacciata (forse perché questa parte è
stata aggiunta successivamente) e su buona parte della
parete destra, fondata sul lago, interessata da uno
o più crolli di cui si è già avuto
modo di dire.
Rimane comunque ben visibile la gigantesca figura di
San Cristoforo, realizzata nei primi anni del Mille,
vestito con abiti regali, mentre la mano di Dio, che
spunta dal cielo, pone sul capo una corona riccamente
decorata. Il santo è posizionato proprio di fronte
a quello che era l'ingresso laterale: quindi era immediatamente
visibile ai pellegrini di passaggi sulla 'via Regina'
e ai fedeli che entravano nella chiesa.
Probabilmente proprio il fatto di essere la chiesa posizionata
lungo una via di notevole 'traffico' come appunto la
'via Regina' può aver dato lo spunto per la realizzazione
di tale figura: San Cristoforo, oggi patrono degli automobilisti,
anticamente era protettore dei viandanti, i quali sotto
la sua protezione avrebbero potuto viaggiare sicuri.
Da qui la realizzazione di un'opera così grande
e in posizione così visibile.
Di certo è che l'affresco, restaurato nel 1999,
è ora quasi perfettamente conservato, mantenendo
intatta la sua forte carica espressiva, con i forti
colori e le ricche decorazioni e con i grandi occhi
che seguono con lo sguardo il visitatore per tutta la
navata della chiesa.
Di questo affresco si parlerà più diffusamente
in seguito.
 
A
destra del San Cristoforo è presente una Madonna
col Bambino in trono ed angeli (sec. XV) ed una
figura di un Santo, forse San Bonaventura (anch'esso
del XV secolo).

La
realizzazione di tale Madonna ha comportato la copertura
e la cancellazione di precedenti affreschi, coevi al
San Cristoforo: infatti in basso a sinistra si può
intravedere una parte di ciò che rimane dell'affresco
sottostante, resa visibile dallo staccarsi dell'intonaco
e della successiva ridipintura.

A
sinistra del S. Cristoforo probabilmente erano dipinte
scene tratte dalla vita del Santo (come nella navata
di S. Vincenzo di Galliano, Cantù) o storie di
Santi e Martiri. Purtroppo rimangono solo poche tracce
di una Santa, ricoperta di sontuose vesti e con le braccia
alzate in segno di preghiera.
La
parete sinistra invece risulta ancora coperta per buona
parte dagli affreschi con scene dalla Passione di Gesù
e dall'Antico Testamento, eseguiti probabilmente nei
primissimi anni del Mille.

Gli
affreschi sono disposti su due registri sovrapposti,
separati da cornici a meandri assonometrici e da cornicette
in terra rossa con motivo di perle stese a calce.

La
lettura degli affreschi risulta difficoltosa a causa
del cattivo stato di conservazione dei medesimi: infatti
nel corso dei secoli le pareti sono state intonacate
e imbiancate, nascondendo così alla vista gli
affreschi presenti. Nel corso del restauro del 1948
ad opera di Pietro Lingeri, si è provveduto a
rimuovere queste successive stesure di "scialbo"
(di cui rimangono comunque tracce visibili in molti
punti) senza però provvedere alla pulizia e al
consolidamento degli affreschi.
Operazioni che verranno eseguite nel corso degli attuali
restauri.

Il registro superiore comincia nel coro con l'Ultima
Cena, il tavolo "ricoperto da una bianca tovaglia,
con rigide pieghe a ventaglio, mentre i personaggi che
partecipano alla cena sono quasi del tutto scomparsi:
se ne intravede il primo, seduto sulla sinistra; tre
appaiono in piedi" (2)
Dato
il cattivo stato di conservazione la lettura ne risulta
difficoltosa.
A
sinistra di tale rappresentazione vi era probabilmente
la Lavanda dei Piedi, ormai scomparsa. Proseguendo
lungo la navata si può vedere la scena dell'Orazione
nell'orto degli ulivi, dove si può ben vedere
un apostolo (probabilmente Pietro) disteso per terra
con la testa sostenuta da un braccio.
In
condizioni migliori è la scena del Bacio di
Giuda ovvero l'Arresto di Gesù. Si
può infat ti
vedere Giuda che, cinto il collo di Gesù, si
appresta a baciarlo.
Ai lati si scorgono due gruppi di persone, mentre in
basso a sinistra San Pietro si accinge a tagliare l'orecchio
al servo del Sommo Sacerdote.

L'ultimo
episodio riguarda Gesù deriso: infatti
la figura del Cristo risulta coperta di regale vesti
e in mano regge un asta ondulata, mentre al lato due
gruppi di guardie armate lo scherniscono.
"Non
è difficile supporre come, sulla zona restante
della parete, oggi priva di pitture, dovesse trovarsi
il completamente di queste vicende comprendente certamente
almeno la Crocifissione, per concludere la narrazione
sulla controfacciata con una raffigurazione del Giudizio
Finale" (3)
Personalmente
ritengo invece che quella parte non affrescata sia una
prova del fatto che la chiesa è stata allungata
dalla parte della facciata in tempi successivi: ben
visibili sono i segni sulle parete esterna che dà
sul lago nonché allinterno su entrambi
i muri. Inoltre i due quadri di Adamo ed Eva e di Gesù
deriso terminano sul lato sinistro con la decorazione
di perle ricordata in precedenza: decorazione che non
serve per suddividere le scene pittoriche fra loro ma
viene usata per la loro chiusura, come per esempio sugli
stipiti di quella che era la porta laterale.
Tale
prolungamento della chiesa deve essere avvenuto in un
periodo precedente al XV secolo, dato che in tale posizione
sono presenti gli affreschi della Madonna con il Bambino
e il San Bonaventura citati in precedenza e realizzati
appunto in quel periodo.

Per quanto riguarda il registro inferiore rimane ben
visibile la scena con Adamo ed Eva e l'albero della
vita attorno al quale è avvolto il serpente.
Nell'angolo in alto a destra si intravede la parola
Adam.
A
destra di quella che in precedenza era la porta laterale,
si trova una scena di esequie (forse la morte di un
profeta): in primo piano un corpo disteso in un sepolcro
con diverse figure di cui due, a sinistra, con una corona
dorata in testa. Sulla parte destra si vedono altri
personaggi, alcuni presenti anche sullo sfondo.

La
parte destra di tale scena è parzialmente occupata
dalla figura di San Michele Pesa Anime, realizzato
in un periodo successivo. (4)
Per
quanto riguarda gli episodi posti sotto l'Ultima Cena
purtroppo non ne rimangono che poche illeggibili tracce:
come abbiamo avuto modo di ricordare, proprio in questa
posizione era presente un ingresso aggiuntivo, la cui
chiusura e il successivo inserito dell'armadio a muro,
hanno causato la perdita di buona parte della decorazione
pittorica.
Rimane
un'unica traccia di una figura che lo Zastrow descrive
"dalla corta veste e dagli alti calzari, apparentemente
un guerriero", posta dietro la statua della Madonna.
In realtà è visibile anche una seconda
figura, a sinistra di quella citata, ricoperta da una
lunga veste. Purtroppo non si può leggere altro...

Sempre
sulla parete sinistra, a fianco della scena di Adamo
ed Eva, vi è la figura di Sant'Antonio Abate,
probabilmente del XVI secolo.

Come
già ricordato fino al 1593 l'abisde era completamente
affrescata,"con Dio Padre, li 4 evangelisti
et 12 apostoli". (5)
L'abside così decorata viene ricordata
da diversi abitanti del paese per cui si può
presumere che tali affreschi siano andati persi durante
i restauri avvenuti nel 1948, lasciando l'abside stessa
decisamente spoglia.
Di
tutta la decorazione rimane solo l'Annunciazione
dell'Angelo a Maria, con l'Angelo sulla sinistra
e la Madonna e la colomba (simbolo comunemente utilizzato
per identificare lo Spirito
Santo) sulla destra.

Virginio
Longoni ritiene siano da attribuire ad Antonio dei Salici
originario di Campo, frazione del comune limitrofo di
Lenno. (6)
Tali
opere sono state realizzate nel XV secolo.

La via crucis, appesa alla controfacciata e all'inizio
di entrambe le pareti, è databile alla fine
del Settecento: di pregevole fattura, probabilmente
tedesca, è una stampa su carta incollata su
tela. Proprio la fragilità della carta unita
alla forte umidità della chiesa (non dimentichiamo
che la chiesa poggia per buona parte su due arcate
con le fondamenta nel lago) ha causato visibili danni
ai quadri stessi.
Nella
nicchia presente nella parete di sinistra è
posizionata la statua di San Giacomo, con in mano
il libro del Vangelo e un pesce.
Originariamente tale nicchia era occupata dall'opera
lignea raffigurante la Madonna con il Bambino, posizionata
sul tetto di una chiesa, sorretta da due angeli (probabilmente
aggiunti in seguito) e che aveva, con ogni probabilità,
funzione di conservazione degli olii santi.
Dopo il restauro degli anni '50 tale opera era conservata
nella casa del sacrestano di allora ed è tornata
nella chiesa originaria solo da pochi anni.
Pur essendo stata ritoccata e manomessa, in alcuni
punti anche energicamente, conserva una sua originalità
e un certo interesse.
Dietro
l'altare si può vedere il seggio del celebrante,
eseguito nei primi decenni del '900, recante l'invocazione
"S(anc)te Jacobe A(posto)le Spuranum Defende",
ovvero "San Giacomo Apostolo difendi Spurano".
"Tutte
le testimonianze pittoriche sopra citate (con riferimento
agli affreschi del Mille, ndA), per entrambe
le pareti, sono opera di un programma unitario: si
notano, fra l'altro, due fasce di meandri geometrici
che le racchiudono, superiormente e inferiormente,
mentre una terza ne determina la separazione centrale.
Oltre a ciò, anche l'autore (che il Valagussa
definisce "tutt'altro che modesto") è
verosimilmente uno solo, sia per le storie dei santi
e della passione, sia per il riquadro con Adamo ed
Eva e per quello con San Cristoforo". (7)
In
realtà la Magni nota che il quadro con Adamo
ed Eva "contrasta con il resto delle pitture
tanto da sembrare di epoca anteriore al ciclo della
Passione".
Al contrario il Valagussa nota che tale circostanza
è "impossibile dal punto di vista stilistico
ma anche semplicemente per l'inversa sovrapposizione
degli intonaci". Conclude osservando che "la
scena con Adamo ed Eva, uniformata con uguali cornici
alle altre storie, fu probabilmente aggiunta in un
secondo momento da un pittore già a conoscenza
degli affreschi di San Pietro al Monte a Civate e
vicinissimo, nella solidità della struttura
deo personaggi e nella vivace sovrapposizione di toni
rosati della carnagione, al frescante attivo nel battistero
di Agliate (Valagussa, 1993, pp. 229-300); dunque
attivo con ogni probabilità nell'ultimo quarto
dell'XI secolo", ritenendolo comunque lo stesso
autore degli altri affreschi presenti. (8)
Lo
Zastrow, come lo stesso Valagussa, non condivide il
giudizio della Magni "secondo cui confrontando
tali pitture con quelle della navata di Galliano,
si proponeva una forma di imitazione rustica e immiserita,
né pare opportuno, sia pure in un confronto
con prototipi come le pitture della Raichenau, parlare
qui di gesti immeschiniti e goffi e di un discorso
artistico ridotto a linee che tracciano vesti e contorni
che seguono le vesti.
Al
contrario, pare di poter intravedere complessivamente
una notevole potenza espressiva, connotatee di drammatico
realismo che sono sì tipiche, nel Comasco,
di quasi tutto il linguaggio pittorico, sino al primo
scorcio del secolo XI, ma che qui tendono ad acquistare
una nobile e umana passione, appena attenuata negli
aspetti più esteriori. Se ciò vale per
le più attinenti descrizioni della passione
cristologica, ovviamente portate per una intima tensione
scenica, alla massima forza espressiva, tale intensità
drammatica non pare poi attenuarsi sensibilmente nella
visione con i progenitori e neppure nel cupo San Cristoforo,
personaggio in questo caso più somigliante
a un severo giudice che non al bonario santo che la
tradizione amava proporre sulle pareti delle chiese,
all'esterno". (9)
Il
Valagussa aggiunge poi che "gli affreschi di
Spurano ben si collocano nel filone di pittura tradizionale
che prosegue nel primo e forse nel secondo decennio
dopo il Mille, né sembrano conoscere qualcosa
delle novità apparse nell'abside di San Vincenzo
d Galliano entro il 1007; confermando così
una datazione piuttosto precoce, prima che il nuovo
linguaggio si diffonda rapidamente. Anzi si potrebbe
credere che la figura di San Cristoforo faccia da
modello, meglio che non viceversa, per l'immagine
di Enrico II nella celebre miniatura del suo Sacramentario
(Monac, Bayerische Staattsbibliothek, clm 4456), eseguito
probabilmente in Lombardia in occasione della discesa
del sovrano a Roma per essere incoronato imperatore,
nel 1014.
E certamente su questa immagine del santo sarà
esemplata quella analoga dipinta dall'autore delle
Storie di San Cristoforo nella navata di Galliano,
attivo con ogni probabilità qualche anno dopo
i suoi colleghi che avevano lavorato nel resto della
chiesa. Anzi proprio il frescante di Spurano potrebbe
essere l'artista chiamato e narrare queste storie:
se lavorando accanto alle pitture del maestro dell'abside
sceglie di diradare i personaggi presenti nelle scene,
rendendoli più vitali con grandi occhi sgranati
e rosei pomelli sulle guance, non dimentica di descrivere
i panneggi con lunghe pennellate parallele e quasi
rettilinee, chiuse in basso dall'orlo obliquo dei
mantelli. Anche la predilezione per un chiaroscuro
piuttosto morbido, se confrontato al rigido scolpire
con segni energici dei frescanti del lato settentrionale
e delle Storie di Sansone sul lato meridionale in
San Vincenzo, sembra riapparire in entrambi i cicli,
accompagnato dalle leggere e liquide lumeggiature
bianche. Soprattutto la scansione lenta delle scene,
con personaggi ordinatamente disposti come parti simmetriche
e ben equilibrate di un'architettura, organizzate
in un armonico rapporto fra vuoti e pieni, potrebbe
confermare questa ipotesi di identità dell'artista".
(10)
1)
"Il termine 'affresco' è usato non in
senso strettamente tecnico ma come sinonimo di dipinto
murale, in quanto la tecnica usata dall'autore è
più complessa e stratificata".
P. Villa, "Il dipinto del S. Cristoforo di Spurano
d'Ossuccio" in "Fare Storia dell'Arte",
Ed. Jaca Book, Milano, 2000,
pag. 41, nota 2
2) O.
Zastrow,
"Affreschi romanici nella provincia di Como",
Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983, pag. 213
3)
G.
Valagussa, "Pittura a Como e nel Canton Ticino",
Ed. CARIPLO, 1994, Milano, pag. 241
4)
P. Villa, op.cit., pag. 42
5)
Dagli atti della visita pastorale del Vescovo Ninguarda
degli anni 1589-1593, ed. 1893-1898, II, 1895-1898
6)
"Antonio dei Salici, autore anche di un frammento
pittorico custodito nella cappella di Sant'Antonio
di Malgrate, era nato a Campo, nel comune di Lenno,
intorno al 1430. La sua formazione culturale e artistica
risente degli stimoli provenienti dal vasto numero
di monasteri presenti nella zona. La sua prima apparizione
a Como è registrata nel 1457 e due anni dopo
il suo nome compare in una commissione di periti presso
il monastero di Acquafredda". Virginio Longoni,
"Lecco economia", Banca Popolare di Lecco,
marzo 2002
7) O. Zastrow,
"Affreschi romanici nella provincia di Como",
Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983
8)
G.
Valagussa, op.cit., pag.
242
9)
O. Zastrow,
"Affreschi romanici nella provincia di Como",
Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983,
pag. 213
10)
G.
Valagussa, op.cit., pag. 241
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