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Santi Giacomo e Filippo - Spurano

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30 luglio 2010 - S. Pietro crisologo   

 

L'INTERNO della CHIESA

Decorazione sulla monofora
L'interno della chiesa inizialmente era affrescato (1) in ogni sua parte, come si può intuire guardando la monofora a sinistra del San Cristoforo stesso: sulla spalla destra della finestra sono visibili tracce ben evidenti di una decorazione pittorica.

 

San CristoforoNessuna traccia di tali affreschi rimane nell'abside, nella controfacciata (forse perché questa parte è stata aggiunta successivamente) e su buona parte della parete destra, fondata sul lago, interessata da uno o più crolli di cui si è già avuto modo di dire.
Rimane comunque ben visibile la gigantesca figura di San Cristoforo, realizzata nei primi anni del Mille, vestito con abiti regali, mentre la mano di Dio, che spunta dal cielo, pone sul capo una corona riccamente decorata. Il santo è posizionato proprio di fronte a quello che era l'ingresso laterale: quindi era immediatamente visibile ai pellegrini di passaggi sulla 'via Regina' e ai fedeli che entravano nella chiesa.
Probabilmente proprio il fatto di essere la chiesa posizionata lungo una via di notevole 'traffico' come appunto la 'via Regina' può aver dato lo spunto per la realizzazione di tale figura: San Cristoforo, oggi patrono degli automobilisti, anticamente era protettore dei viandanti, i quali sotto la sua protezione avrebbero potuto viaggiare sicuri. Da qui la realizzazione di un'opera così grande e in posizione così visibile.
Di certo è che l'affresco, restaurato nel 1999, è ora quasi perfettamente conservato, mantenendo intatta la sua forte carica espressiva, con i forti colori e le ricche decorazioni e con i grandi occhi che seguono con lo sguardo il visitatore per tutta la navata della chiesa.
Di questo affresco si parlerà più diffusamente in seguito.

Madonna col bambino in trono San Bonaventura?

A destra del San Cristoforo è presente una Madonna col Bambino in trono ed angeli (sec. XV) ed una figura di un Santo, forse San Bonaventura (anch'esso del XV secolo).

 

 

I due affreschi sovrapposti

 

La realizzazione di tale Madonna ha comportato la copertura e la cancellazione di precedenti affreschi, coevi al San Cristoforo: infatti in basso a sinistra si può intravedere una parte di ciò che rimane dell'affresco sottostante, resa visibile dallo staccarsi dell'intonaco e della successiva ridipintura.

 

 

Santa in preghiera?

 

A sinistra del S. Cristoforo probabilmente erano dipinte scene tratte dalla vita del Santo (come nella navata di S. Vincenzo di Galliano, Cantù) o storie di Santi e Martiri. Purtroppo rimangono solo poche tracce di una Santa, ricoperta di sontuose vesti e con le braccia alzate in segno di preghiera.

 

 

La parete sinistra invece risulta ancora coperta per buona parte dagli affreschi con scene dalla Passione di Gesù e dall'Antico Testamento, eseguiti probabilmente nei primissimi anni del Mille.

La parete sinistra

Gli affreschi sono disposti su due registri sovrapposti, separati da cornici a meandri assonometrici e da cornicette in terra rossa con motivo di perle stese a calce.

Cornice a meandri assonometrici

La lettura degli affreschi risulta difficoltosa a causa del cattivo stato di conservazione dei medesimi: infatti nel corso dei secoli le pareti sono state intonacate e imbiancate, nascondendo così alla vista gli affreschi presenti. Nel corso del restauro del 1948 ad opera di Pietro Lingeri, si è provveduto a rimuovere queste successive stesure di "scialbo" (di cui rimangono comunque tracce visibili in molti punti) senza però provvedere alla pulizia e al consolidamento degli affreschi.
Operazioni che verranno eseguite nel corso degli attuali restauri.

 

Ultima Cena
Il registro superiore comincia nel coro con l'Ultima Cena, il tavolo "ricoperto da una bianca tovaglia, con rigide pieghe a ventaglio, mentre i personaggi che partecipano alla cena sono quasi del tutto scomparsi: se ne intravede il primo, seduto sulla sinistra; tre appaiono in piedi" (2)

Dato il cattivo stato di conservazione la lettura ne risulta difficoltosa.

 

Pietro addormentatoA sinistra di tale rappresentazione vi era probabilmente la Lavanda dei Piedi, ormai scomparsa. Proseguendo lungo la navata si può vedere la scena dell'Orazione nell'orto degli ulivi, dove si può ben vedere un apostolo (probabilmente Pietro) disteso per terra con la testa sostenuta da un braccio.

 

Il bacio di GiudaIn condizioni migliori è la scena del Bacio di Giuda ovvero l'Arresto di Gesù. Si può infatPietro taglia l'orecchioti vedere Giuda che, cinto il collo di Gesù, si appresta a baciarlo.
Ai lati si scorgono due gruppi di persone, mentre in basso a sinistra San Pietro si accinge a tagliare l'orecchio al servo del Sommo Sacerdote.

 

Gesù deriso

 

L'ultimo episodio riguarda Gesù deriso: infatti la figura del Cristo risulta coperta di regale vesti e in mano regge un asta ondulata, mentre al lato due gruppi di guardie armate lo scherniscono.

 

 

"Non è difficile supporre come, sulla zona restante della parete, oggi priva di pitture, dovesse trovarsi il completamente di queste vicende comprendente certamente almeno la Crocifissione, per concludere la narrazione sulla controfacciata con una raffigurazione del Giudizio Finale" (3)

Personalmente ritengo invece che quella parte non affrescata sia una prova del fatto che la chiesa è stata allungata dalla parte della facciata in tempi successivi: ben visibili sono i segni sulle parete esterna che dà sul lago nonché all’interno su entrambi i muri. Inoltre i due quadri di Adamo ed Eva e di Gesù deriso terminano sul lato sinistro con la decorazione di perle ricordata in precedenza: decorazione che non serve per suddividere le scene pittoriche fra loro ma viene usata per la loro chiusura, come per esempio sugli stipiti di quella che era la porta laterale.

Tale prolungamento della chiesa deve essere avvenuto in un periodo precedente al XV secolo, dato che in tale posizione sono presenti gli affreschi della Madonna con il Bambino e il San Bonaventura citati in precedenza e realizzati appunto in quel periodo.

Adamo ed Eva
Per quanto riguarda il registro inferiore rimane ben visibile la scena con Adamo ed Eva e l'albero della vita attorno al quale è avvolto il serpente. Nell'angolo in alto a destra si intravede la parola Adam.

 

Scena di esequieA destra di quella che in precedenza era la porta laterale, si trova una scena di esequie (forse la morte di un profeta): in primo piano un corpo disteso in un sepolcro con diverse figure di cui due, a sinistra, con una corona dorata in testa. Sulla parte destra si vedono altri personaggi, alcuni presenti anche sullo sfondo.

San Michele pesa anime

 

 

La parte destra di tale scena è parzialmente occupata dalla figura di San Michele Pesa Anime, realizzato in un periodo successivo. (4)

 

 

L'armadio a muro ricavato nell'ingresso successivamente muratoPer quanto riguarda gli episodi posti sotto l'Ultima Cena purtroppo non ne rimangono che poche illeggibili tracce: come abbiamo avuto modo di ricordare, proprio in questa posizione era presente un ingresso aggiuntivo, la cui chiusura e il successivo inserito dell'armadio a muro, hanno causato la perdita di buona parte della decorazione pittorica.

Rimane un'unica traccia di una figura che lo Zastrow descrive "dalla corta veste e dagli alti calzari, apparentemente un guerriero", posta dietro la statua della Madonna. In realtà è visibile anche una seconda figura, a sinistra di quella citata, ricoperta da una lunga veste. Purtroppo non si può leggere altro...

Sant'Antonio Abate

 

Sempre sulla parete sinistra, a fianco della scena di Adamo ed Eva, vi è la figura di Sant'Antonio Abate, probabilmente del XVI secolo.

 

 

L'abisde

Come già ricordato fino al 1593 l'abisde era completamente affrescata,"con Dio Padre, li 4 evangelisti et 12 apostoli". (5)
L'abside così decorata viene ricordata da diversi abitanti del paese per cui si può presumere che tali affreschi siano andati persi durante i restauri avvenuti nel 1948, lasciando l'abside stessa decisamente spoglia.

L'annunciazioneDi tutta la decorazione rimane solo l'Annunciazione dell'Angelo a Maria, con l'Angelo sulla sinistra e la Madonna e la colomba (simbolo comunemente utilizzato per identificare lo Spirito Santo) sulla destra. L'annunciazione

Virginio Longoni ritiene siano da attribuire ad Antonio dei Salici originario di Campo, frazione del comune limitrofo di Lenno. (6)

Tali opere sono state realizzate nel XV secolo.

L'annunciazione
La via crucis, appesa alla controfacciata e all'inizio di entrambe le pareti, è databile alla fine del Settecento: di pregevole fattura, probabilmente tedesca, è una stampa su carta incollata su tela. Proprio la fragilità della carta unita alla forte umidità della chiesa (non dimentichiamo che la chiesa poggia per buona parte su due arcate con le fondamenta nel lago) ha causato visibili danni ai quadri stessi.

L'annunciazioneNella nicchia presente nella parete di sinistra è posizionata la statua di San Giacomo, con in mano il libro del Vangelo e un pesce.
Originariamente tale nicchia era occupata dall'opera lignea raffigurante la Madonna con il Bambino, posizionata sul tetto di una chiesa, sorretta da due angeli (probabilmente aggiunti in seguito) e che aveva, con ogni probabilità, funzione di conservazione degli olii santi.L'annunciazione

Dopo il restauro degli anni '50 tale opera era conservata nella casa del sacrestano di allora ed è tornata nella chiesa originaria solo da pochi anni.
Pur essendo stata ritoccata e manomessa, in alcuni punti anche energicamente, conserva una sua originalità e un certo interesse.

Dietro l'altare si può vedere il seggio del celebrante, eseguito nei primi decenni del '900, recante l'invocazione "S(anc)te Jacobe A(posto)le Spuranum Defende", ovvero "San Giacomo Apostolo difendi Spurano".


"Tutte le testimonianze pittoriche sopra citate (con riferimento agli affreschi del Mille, ndA), per entrambe le pareti, sono opera di un programma unitario: si notano, fra l'altro, due fasce di meandri geometrici che le racchiudono, superiormente e inferiormente, mentre una terza ne determina la separazione centrale. Oltre a ciò, anche l'autore (che il Valagussa definisce "tutt'altro che modesto") è verosimilmente uno solo, sia per le storie dei santi e della passione, sia per il riquadro con Adamo ed Eva e per quello con San Cristoforo". (7)

In realtà la Magni nota che il quadro con Adamo ed Eva "contrasta con il resto delle pitture tanto da sembrare di epoca anteriore al ciclo della Passione".
Al contrario il Valagussa nota che tale circostanza è "impossibile dal punto di vista stilistico ma anche semplicemente per l'inversa sovrapposizione degli intonaci". Conclude osservando che "la scena con Adamo ed Eva, uniformata con uguali cornici alle altre storie, fu probabilmente aggiunta in un secondo momento da un pittore già a conoscenza degli affreschi di San Pietro al Monte a Civate e vicinissimo, nella solidità della struttura deo personaggi e nella vivace sovrapposizione di toni rosati della carnagione, al frescante attivo nel battistero di Agliate (Valagussa, 1993, pp. 229-300); dunque attivo con ogni probabilità nell'ultimo quarto dell'XI secolo", ritenendolo comunque lo stesso autore degli altri affreschi presenti. (8)

Lo Zastrow, come lo stesso Valagussa, non condivide il giudizio della Magni "secondo cui confrontando tali pitture con quelle della navata di Galliano, si proponeva una forma di imitazione rustica e immiserita, né pare opportuno, sia pure in un confronto con prototipi come le pitture della Raichenau, parlare qui di gesti immeschiniti e goffi e di un discorso artistico ridotto a linee che tracciano vesti e contorni che seguono le vesti.

Al contrario, pare di poter intravedere complessivamente una notevole potenza espressiva, connotatee di drammatico realismo che sono sì tipiche, nel Comasco, di quasi tutto il linguaggio pittorico, sino al primo scorcio del secolo XI, ma che qui tendono ad acquistare una nobile e umana passione, appena attenuata negli aspetti più esteriori. Se ciò vale per le più attinenti descrizioni della passione cristologica, ovviamente portate per una intima tensione scenica, alla massima forza espressiva, tale intensità drammatica non pare poi attenuarsi sensibilmente nella visione con i progenitori e neppure nel cupo San Cristoforo, personaggio in questo caso più somigliante a un severo giudice che non al bonario santo che la tradizione amava proporre sulle pareti delle chiese, all'esterno". (9)

Il Valagussa aggiunge poi che "gli affreschi di Spurano ben si collocano nel filone di pittura tradizionale che prosegue nel primo e forse nel secondo decennio dopo il Mille, né sembrano conoscere qualcosa delle novità apparse nell'abside di San Vincenzo d Galliano entro il 1007; confermando così una datazione piuttosto precoce, prima che il nuovo linguaggio si diffonda rapidamente. Anzi si potrebbe credere che la figura di San Cristoforo faccia da modello, meglio che non viceversa, per l'immagine di Enrico II nella celebre miniatura del suo Sacramentario (Monac, Bayerische Staattsbibliothek, clm 4456), eseguito probabilmente in Lombardia in occasione della discesa del sovrano a Roma per essere incoronato imperatore, nel 1014.
E certamente su questa immagine del santo sarà esemplata quella analoga dipinta dall'autore delle Storie di San Cristoforo nella navata di Galliano, attivo con ogni probabilità qualche anno dopo i suoi colleghi che avevano lavorato nel resto della chiesa. Anzi proprio il frescante di Spurano potrebbe essere l'artista chiamato e narrare queste storie: se lavorando accanto alle pitture del maestro dell'abside sceglie di diradare i personaggi presenti nelle scene, rendendoli più vitali con grandi occhi sgranati e rosei pomelli sulle guance, non dimentica di descrivere i panneggi con lunghe pennellate parallele e quasi rettilinee, chiuse in basso dall'orlo obliquo dei mantelli. Anche la predilezione per un chiaroscuro piuttosto morbido, se confrontato al rigido scolpire con segni energici dei frescanti del lato settentrionale e delle Storie di Sansone sul lato meridionale in San Vincenzo, sembra riapparire in entrambi i cicli, accompagnato dalle leggere e liquide lumeggiature bianche. Soprattutto la scansione lenta delle scene, con personaggi ordinatamente disposti come parti simmetriche e ben equilibrate di un'architettura, organizzate in un armonico rapporto fra vuoti e pieni, potrebbe confermare questa ipotesi di identità dell'artista". (10)


1) "Il termine 'affresco' è usato non in senso strettamente tecnico ma come sinonimo di dipinto murale, in quanto la tecnica usata dall'autore è più complessa e stratificata".
P. Villa, "Il dipinto del S. Cristoforo di Spurano d'Ossuccio" in "Fare Storia dell'Arte", Ed. Jaca Book, Milano, 2000
, pag. 41, nota 2
2)
O. Zastrow, "Affreschi romanici nella provincia di Como", Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983, pag. 213
3) G. Valagussa, "Pittura a Como e nel Canton Ticino", Ed. CARIPLO, 1994, Milano, pag. 241
4) P. Villa, op.cit., pag. 42
5) Dagli atti della visita pastorale del Vescovo Ninguarda degli anni 1589-1593, ed. 1893-1898, II, 1895-1898
6) "Antonio dei Salici, autore anche di un frammento pittorico custodito nella cappella di Sant'Antonio di Malgrate, era nato a Campo, nel comune di Lenno, intorno al 1430. La sua formazione culturale e artistica risente degli stimoli provenienti dal vasto numero di monasteri presenti nella zona. La sua prima apparizione a Como è registrata nel 1457 e due anni dopo il suo nome compare in una commissione di periti presso il monastero di Acquafredda". Virginio Longoni, "Lecco economia", Banca Popolare di Lecco, marzo 2002
7) O. Zastrow,
"Affreschi romanici nella provincia di Como", Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983
8
) G. Valagussa, op.cit., pag. 242
9) O.
Zastrow, "Affreschi romanici nella provincia di Como", Lecco : Banca popolare di Lecco, 1983, pag. 213
10) G. Valagussa, op.cit., pag. 241