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ARCHITETTURA
La
chiesa è stata edificata con ogni probabilità
a cavallo del X - XI secolo: infatti conserva al suo
interno pregevoli affreschi databili, con buona approssimazione,
ai primi anni dell'anno Mille.
E' in parte costruita su terraferma e in parte sostenuta
da due arcate che poggiano direttamente nel lago.

Probabilmente
proprio il fatto di avere le fondamenta nell'acqua deve
avere causato uno o più crolli del lato destro.
Infatti all'interno sono ben visibili gli affreschi
presenti sulla parete sinistra, mentre manca buona parte
di quelli originariamente presenti sul muro di destra.

"La
Chiesa è ad una navata, con abside semicircolare,
copertura a tetto con capriate ed ha un progetto di
volta sopra il coro lasciato in tronco. Infatti le due
colonne addossate alle lesene, antistanti l'abside,
dimostrano che il progetto per la realizzazione della
volta era piuttosto ambizioso ed insolito per una chiesa
di piccole dimensioni. Probabilmente difficoltà
di carattere economico più che tecniche impedirono
l'attuazione del progetto.
Il tentativo di realizzazione della volta non deve stupire:
infatti la Pieve di Isola poteva annoverare nel suo
territorio chiese con strutture complesse e un certo
numero di chiese con volta a crociera. Un elemento in
più per dimostrare che le maestranze comasche
possedevano capacità e tecniche costruttive di
un notevole grado. (1)

La
decorazione sulla facciata segue il profilo della cornice,
l'archetto è grosso e regolare, formato da due
grandi conci di pietra, la mensola è del tipo
largo a forte rilievo. Il motivo della semicolonna addossata
alla lesena sull'esterno dell'abside è frequente
nel comasco ed è quasi un'evoluzione ed un perfezionamento
del primitivo arco diffusissimo sulle absidi lombarde
e rappresentato nell'abisde del S. Vincenzo a Galliano.
L'origine di questo motivo ornamentale è assai
discussa, ma si tenderebbe a riconoscere l'influenza
di una architettura che fu direttamente o indirettamente
nella sfera di quella aquileiese, anche a motivo del
legame storico che unì l'Isola alla potenza di
Aquileia.

Sulla
facciata due finestre a occhio sono sormontate da un'apertura
a forma di croce, comune oltre che a Galliano (dove
vi è anche la finestra ad occhio), anche a Loppia,
nel S. Fedelino e a Piona.

Il
campanile detto "a vela" è innestato
nella costruzione romanica in un secondo tempo. Ugo
Monnaret de Villard lo ritiene edificato in una data
successiva al XIV secolo.

Il
materiale utilizzato per la facciata è rozzo
e disordinato: conci grandi e piccoli si alternano ma
seguono l'allineamento orizzontale. Una cura maggiore
si nota nell'abside dove nella parte alta vi è
una bella spina di pesce con presenza di cotto.
Sull'abside
la decorazione è costituita da arcature a doppia
ghiera ottenuta dalla semicolonna addossata a lesena.
La finestra è a doppio strombo e il piano è
dritto, la sezione della feritoia è rettangolare".
(2)

In
realtà, come giustamente osserva la Magni, l'abside
fu "energicamente manomessa e, anzi, nella parte
destra venne praticata un'ampia apertura che servì
di comunicazione con una piccola cappella (in realtà
una sacrestia) annessa all'abside. Sulla autenticità
di questa abside pongo dunque un interrogativo e accenno
alle semicolonne appoggiate su lesene solo perché
le penso eseguite su una traccia preesistente".
(3)
Come
infatti si può vedere dalla riproduzione di una
cartolina di inizio secolo qui sotto riportata, all'abside
era stata addossata una piccola costruzione avente funzioni
di sacrestia per le celebrazioni liturgiche. Si può
vedere anche il dipinto raffigurante la Madonna col
Bambino con San Rocco sulla sinistra e San Sebastiano
sulla destra.

Questa
costruzione è stata probabilmente demolita nei
primi decenni del '900, sicuramente in una data anteriore
ai restauri eseguiti nel 1948 da Pietro Lingeri: infatti
solo alcuni anziani del paese ne hanno tutt'ora un buon
ricordo.
Per tale motivo ci è concesso dubitare dell'originalità
delle arcate e delle decorazione a spina di pesce presenti
sull'abside: la realizzazione della sacrestia e la conseguente
demolizione devono aver influito pesantemente sulla
presenza e il mantenimento di preesistenti decorazioni.
Il
Valagussa ritiene inoltre che la parte sinistra dell'abside
(per chi guarda dall'esterno) possa essere crollata
e in seguito ricostruita, come dimostra il diverso tipo
di muratura e di struttura architettonica rispetto al
resto della chiesa. Tale diversità può
essere apprezzata soprattutto guardando la chiesa dal
lago. Infatti le pietre che sono perfettamente allineate
orizzontalmente su tutti i muri della chiesa qui sono
disposte in modo caotico.
La diversità di materiale e di struttura architettonica
relativa allabside, rilevata anche dal Valagussa,
può essere dovuta quindi in parte a un probabile
crollo di parte dell'abside e in parte alla costruzione
e demolizione della citata sacrestia e conseguenti rimaneggiamenti.
Se
crolli ci sono stati probabilmente devono essere avvenuti
in una
data anteriore al XV secolo, in quanto all'interno della
chiesa, sul profilo che delimita labside, sono
visibili decorazioni risalenti a quel periodo, che non
sarebbero più presenti se il crollo dell'abside
fosse posteriore alla loro realizzazione. Inoltre nel
1593 il Vescovo Ninguarda, durante la sua visita pastorale,
annotava che l'abside era "pinta con Dio Padre,
li 4 evangelisti et 12 apostoli": infatti diversi
abitanti del posto ricordano con chiarezza che fino
al restauro del Lingeri del 1948 l'abside era completamente
affrescata. In questo caso i dipinti citati dal Ninguarda
non sarebbero stati quindi di età romanica ma
realizzati in un tempo successivo, forse coevi alle
due lunette superiori con la scena dell'Annunciazione,
realizzati nel XV secolo. Pertanto è probabile
che l'abside sia crollata prima del 1400 e nuovamente
affrescata (nel XV secolo appunto).
La
parete di destra invece è, per buona parte, crollata
e quindi ricostruita: il fatto che non vi siano affreschi,
nemmeno del XV-XVI secolo può portare a pensare
che tale crollo sia avvenuto in un epoca successiva.
A
destra della facciata della Chiesa si può notare
una scala che scende verso il lago e che porta ad un
piccolo camminamento che a sua volta termina con una
porta, murata, che dava accesso ad un locale sottostante
la chiesa stessa.
A destra di questo ingresso è infatti visibile,
seppur murata anch'essa, una piccola finestra, ad una
distanza di circa 2-3 metri dalla porta, a riprova del
fatto che si trattava di un locale che si estendeva
per buona parte sotto la chiesa e la cui destinazione
d'uso purtroppo ci è ignota.

La
porta di accesso ed evidenziata la piccola finestra
La
tradizione popolare vuole che sotto la chiesa siano
stati sepolti uno o più vescovi (o comunque religiosi):
a sostegno di questa tradizione, ancora oggi sono visibili
nel pavimento, sotto la statua di San Giacomo, due lapidi
recanti un teschio e delle ossa.

Si
potrebbe quindi ipotizzare che tale locale sotto la
chiesa fosse utilizzato come luogo adibito alla sepoltura
di tali personalità illustri, mentre lo spazio
antistante la Chiesa fosse riservato alle persone 'comuni':
infatti il prato che c'era davanti alla chiesa veniva
chiamato dagli abitati del posto "Il cimitero vecchio".
Sebbene
molti abitanti del posto siano ancora convinti della
sua esistenza, sotto la chiesa in realtà non
vi è più alcun locale. In precedenza vi
era un locale, come appunto dimostrato dalla porta murata
e dalla piccola finestra: di tale 'cripta' però
non ne rimane alcuna traccia.
Per rendersene conto è sufficiente portarsi in
barca proprio sotto le due arcate che poggiano nel lago:
nell'arcata di sinistra, dall'interno, si può
vedere la finestra murata, visibile anche da fuori.
Inoltre
dal punto più alto dell'arco il soffitto dista
circa due metri di altezza: quindi la volta attualmente
visibile serve come sostegno per l'attuale pavimento
della chiesa, rendendo impossibile la presenza di un
eventuale locale intermedio.

La
volta che sostiene il pavimento della chiesa ed evidenziata
la piccola finestra murata
In
alcuni punti si può intuire dove prima vi fosse
il pavimento di questo locale: del pavimento e di eventuali
decorazioni non rimane però alcuna traccia (rimane
solo una nicchia nella parete con una lastra posta orizzontalmente),
anche a causa di massicci interventi successivi, volti
a consolidare e in alcuni casi a sostituire la precedente
struttura.
Attualmente
l'ingresso nella chiesa avviene esclusivamente attraverso
il portone che si apre nella facciata. Fino ai citati
restauri degli anni '50 vi era però anche un
ingresso secondario: come giustamente osserva la Villa
(5) l'attuale
finestra posta sulla parete di sinistra, in origine
era una porta di ingresso laterale.
Che si trattasse di un ingresso e non di una semplice
finestra è dimostrato oltre che dalla memoria
storica degli abitanti (6),
anche dal fatto che la parete esterna sopra la porta
in questione presenta resti di affreschi, seppur in
cattivo stato di conservazione.
Infatti
con fatica si riesce a distinguere una figura in piedi,
vestita con abiti sontuosi e che regge nella mano destra
un lungo bastone bianco e nella mano sinistra un libro
aperto (probabilmente un'effigie di San Giacomo)

Non
da ultimo giova ricordare che l'antica "Via Regina"
costeggia la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo lungo
questa parete: quindi un ingresso su tale lato era prevedibile.
Per
lungo tempo poi, (probabilmente fino ai restauri del
1948), l'ingresso laterale è stato l'unico modo
per accedere alla chiesa in quanto nello spazio antistante
alla chiesa stessa era presente un orto (nel luogo chiamato
appunto "Il cimitero vecchio"), il cui ingresso
era nel muro, ora rimosso, posizionato a sinistra della
facciata.

Nella
parete di sinistra, all'altezza del coro, poco prima
dell'abside, è presente un terzo ingresso: tale
ingresso è stato poi murato e, all'interno della
chiesa, il vano presente è stato utilizzato per
la realizzazione di un armadio a muro. Dall'esterno
lo si può facilmente individuare, come si può
vedere dalla foto sottostante.

Personalmente
ritengo che tale ingresso facesse parte del progetto
originario. Infatti guardando dall'interno si nota,
a sinistra dell'armadio, una decorazione a righe arancione
e rosso scuro, con perline bianche, uguali a quelle
che vi sono sugli stipiti dell'altra porta laterale,
segno che la decorazione dell'anno Mille ha tenuto conto
di questo ingresso. Non solo: dall'esterno sembra di
intuire che l'ingresso in origine era rettangolare e
che solo successivamente sia stato realizzato l'arco
attualmente visibile.
Rimane da capire quale motivo abbia spinto a realizzare
una terza porta di ingresso e a murarla successivamente.
La
chiusura di tale porta non è poi opera recente:
come si può vedere dalla cartolina sopra riportata,
all'inizio del '900 tutta la parete della chiesa era
ricoperta di intonaco, senza nessuna apertura se non
la porta laterale citata in precedenza.
Sono
inoltre convinto del fatto che la chiesa si stata allungata
dalla parte della facciata in un secondo tempo: infatti
scendendo la scaletta a destra della facciata stessa
e guardando verso l'alto risulta evidente un taglio
netto nella parete, ad indicare che il muro lì
terminava ed è stato successivamente allungato.
Nella parete di sinistra tale segno non è visibile
in quanto coincide con l'inizio dell'affresco esterno.
Inoltre gli affreschi dell'anno Mille cominciano ad
alcuni metri di distanza dalla controfacciata: nello
spazio precedente vi sono solo affreschi databili ad
epoche posteriori al XV sec., a sostegno quindi dell'ipotesi
di un allungamento della chiesa precedente a tale periodo.
Non solo: l'affresco raffigurante Adamo ed Eva (come
la scena superiore relativa a Gesù deriso) è
chiuso alla sinistra con una decorazione composta da
una riga arancione e una rosso scuro, sormontate da
piccole perle bianche. Se a sinistra di tale quadro
ci fossero stati altri affreschi coevi, la 'chiusura'
sarebbe stata la solo riga rossa, come nelle altre scene
sulla stessa parete. Il fatto che qui sia presente una
decorazione più complessa sta probabilmente a
significare che in quel punto terminavano sia gli affreschi
sia la chiesa.
Infatti tale decorazione è visibile, oltre che
attorno alla figura del San Cristoforo, sui fianchi
della finestra nel muro di sinistra (ex porta laterale),
proprio come elemento di chiusura del ciclo pittorico.
1) Abilità che
sono rimaste anche nei secoli successivi: nel XVI secolo,
a Macerata, si trova un tale Antonio da Ossuccio impegnato
nella costruzione del Palazzo del Municipio della città.
Infatti all'indirizzo http://www.amicidizuccheromania.it/monumenti%20e%20musei.htm
si legge "inizialmente destinato allUniversità
la sua costruzione iniziò verso la fine del XVI
secolo ad opera di Lattanzio di Ventura prima e successivamente
da Antonio da Ossuccio".
2)
M. Magni, "Architettura Romanica Comasca",
Ed. Ceschina, 1960, Milano,
pagg. 59-63
3)
M.
Magni, op. cit., pag.
60, nota 29
4)
G.
Valagussa, "Pittura a Como e nel Canton Ticino",
Ed. CARIPLO, 1994, Milano
5)
P. Villa, "Il dipinto del S. Cristoforo di Spurano
d'Ossuccio" in "Fare Storia dell'Arte",
Ed. Jaca Book, Milano, 2000, pag. 41
6) Vengono infatti ricordati i tre scalini
per scendere nella chiesa nonché una pila per
l'acqua santa posizionata entrando sulla destra, purtroppo
scomparsa.
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