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Santi Giacomo e Filippo - Spurano

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30 luglio 2010 - S. Pietro crisologo   

 

ARCHITETTURA

La chiesa è stata edificata con ogni probabilità a cavallo del X - XI secolo: infatti conserva al suo interno pregevoli affreschi databili, con buona approssimazione, ai primi anni dell'anno Mille.
E' in parte costruita su terraferma e in parte sostenuta da due arcate che poggiano direttamente nel lago.

La chiesa dei SS. Giacomo e Filippo vista dal lago

Probabilmente proprio il fatto di avere le fondamenta nell'acqua deve avere causato uno o più crolli del lato destro. Infatti all'interno sono ben visibili gli affreschi presenti sulla parete sinistra, mentre manca buona parte di quelli originariamente presenti sul muro di destra.

La navata della chiesa

"La Chiesa è ad una navata, con abside semicircolare, copertura a tetto con capriate ed ha un progetto di volta sopra il coro lasciato in tronco. Infatti le due colonne addossate alle lesene, antistanti l'abside, dimostrano che il progetto per la realizzazione della volta era piuttosto ambizioso ed insolito per una chiesa di piccole dimensioni. Probabilmente difficoltà di carattere economico più che tecniche impedirono l'attuazione del progetto.
Il tentativo di realizzazione della volta non deve stupire: infatti la Pieve di Isola poteva annoverare nel suo territorio chiese con strutture complesse e un certo numero di chiese con volta a crociera. Un elemento in più per dimostrare che le maestranze comasche possedevano capacità e tecniche costruttive di un notevole grado. (1)

Una delle due colonne con lesene che delimitano il coro

La decorazione sulla facciata segue il profilo della cornice, l'archetto è grosso e regolare, formato da due grandi conci di pietra, la mensola è del tipo largo a forte rilievo. Il motivo della semicolonna addossata alla lesena sull'esterno dell'abside è frequente nel comasco ed è quasi un'evoluzione ed un perfezionamento del primitivo arco diffusissimo sulle absidi lombarde e rappresentato nell'abisde del S. Vincenzo a Galliano. L'origine di questo motivo ornamentale è assai discussa, ma si tenderebbe a riconoscere l'influenza di una architettura che fu direttamente o indirettamente nella sfera di quella aquileiese, anche a motivo del legame storico che unì l'Isola alla potenza di Aquileia.

La facciata con gli archetti decorativi

Sulla facciata due finestre a occhio sono sormontate da un'apertura a forma di croce, comune oltre che a Galliano (dove vi è anche la finestra ad occhio), anche a Loppia, nel S. Fedelino e a Piona.

I due 'occhi' e la croce

Il campanile detto "a vela" è innestato nella costruzione romanica in un secondo tempo. Ugo Monnaret de Villard lo ritiene edificato in una data successiva al XIV secolo.

Il campanile "a vela"

Il materiale utilizzato per la facciata è rozzo e disordinato: conci grandi e piccoli si alternano ma seguono l'allineamento orizzontale. Una cura maggiore si nota nell'abside dove nella parte alta vi è una bella spina di pesce con presenza di cotto.

Sull'abside la decorazione è costituita da arcature a doppia ghiera ottenuta dalla semicolonna addossata a lesena. La finestra è a doppio strombo e il piano è dritto, la sezione della feritoia è rettangolare". (2)

L'abside

 

In realtà, come giustamente osserva la Magni, l'abside fu "energicamente manomessa e, anzi, nella parte destra venne praticata un'ampia apertura che servì di comunicazione con una piccola cappella (in realtà una sacrestia) annessa all'abside. Sulla autenticità di questa abside pongo dunque un interrogativo e accenno alle semicolonne appoggiate su lesene solo perché le penso eseguite su una traccia preesistente". (3)

Come infatti si può vedere dalla riproduzione di una cartolina di inizio secolo qui sotto riportata, all'abside era stata addossata una piccola costruzione avente funzioni di sacrestia per le celebrazioni liturgiche. Si può vedere anche il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino con San Rocco sulla sinistra e San Sebastiano sulla destra.

Cartolina dei primi del '900

Questa costruzione è stata probabilmente demolita nei primi decenni del '900, sicuramente in una data anteriore ai restauri eseguiti nel 1948 da Pietro Lingeri: infatti solo alcuni anziani del paese ne hanno tutt'ora un buon ricordo.
Per tale motivo ci è concesso dubitare dell'originalità delle arcate e delle decorazione a spina di pesce presenti sull'abside: la realizzazione della sacrestia e la conseguente demolizione devono aver influito pesantemente sulla presenza e il mantenimento di preesistenti decorazioni.

Il Valagussa ritiene inoltre che la parte sinistra dell'abside (per chi guarda dall'esterno) possa essere crollata e in seguito ricostruita, come dimostra il diverso tipo di muratura e di struttura architettonica rispetto al resto della chiesa. Tale diversità può essere apprezzata soprattutto guardando la chiesa dal lago. Infatti le pietre che sono perfettamente allineate orizzontalmente su tutti i muri della chiesa qui sono disposte in modo caotico.
La diversità di materiale e di struttura architettonica relativa all’abside, rilevata anche dal Valagussa, può essere dovuta quindi in parte a un probabile crollo di parte dell'abside e in parte alla costruzione e demolizione della citata sacrestia e conseguenti rimaneggiamenti.

Se crolli ci sono stati probabilmente devono essere avvenuti in unaDecorazione sopra l'abside data anteriore al XV secolo, in quanto all'interno della chiesa, sul profilo che delimita l’abside, sono visibili decorazioni risalenti a quel periodo, che non sarebbero più presenti se il crollo dell'abside fosse posteriore alla loro realizzazione. Inoltre nel 1593 il Vescovo Ninguarda, durante la sua visita pastorale, annotava che l'abside era "pinta con Dio Padre, li 4 evangelisti et 12 apostoli": infatti diversi abitanti del posto ricordano con chiarezza che fino al restauro del Lingeri del 1948 l'abside era completamente affrescata. In questo caso i dipinti citati dal Ninguarda non sarebbero stati quindi di età romanica ma realizzati in un tempo successivo, forse coevi alle due lunette superiori con la scena dell'Annunciazione, realizzati nel XV secolo. Pertanto è probabile che l'abside sia crollata prima del 1400 e nuovamente affrescata (nel XV secolo appunto).

La parete di destra invece è, per buona parte, crollata e quindi ricostruita: il fatto che non vi siano affreschi, nemmeno del XV-XVI secolo può portare a pensare che tale crollo sia avvenuto in un epoca successiva.

A destra della facciata della Chiesa si può notare una scala che scende verso il lago e che porta ad un piccolo camminamento che a sua volta termina con una porta, murata, che dava accesso ad un locale sottostante la chiesa stessa.
A destra di questo ingresso è infatti visibile, seppur murata anch'essa, una piccola finestra, ad una distanza di circa 2-3 metri dalla porta, a riprova del fatto che si trattava di un locale che si estendeva per buona parte sotto la chiesa e la cui destinazione d'uso purtroppo ci è ignota.

La porta d'accesso ed evidenziata la piccola finestra
La porta di accesso ed evidenziata la piccola finestra

La tradizione popolare vuole che sotto la chiesa siano stati sepolti uno o più vescovi (o comunque religiosi): a sostegno di questa tradizione, ancora oggi sono visibili nel pavimento, sotto la statua di San Giacomo, due lapidi recanti un teschio e delle ossa.

Le due lapidi

Si potrebbe quindi ipotizzare che tale locale sotto la chiesa fosse utilizzato come luogo adibito alla sepoltura di tali personalità illustri, mentre lo spazio antistante la Chiesa fosse riservato alle persone 'comuni': infatti il prato che c'era davanti alla chiesa veniva chiamato dagli abitati del posto "Il cimitero vecchio".

Sebbene molti abitanti del posto siano ancora convinti della sua esistenza, sotto la chiesa in realtà non vi è più alcun locale. In precedenza vi era un locale, come appunto dimostrato dalla porta murata e dalla piccola finestra: di tale 'cripta' però non ne rimane alcuna traccia.
Per rendersene conto è sufficiente portarsi in barca proprio sotto le due arcate che poggiano nel lago: nell'arcata di sinistra, dall'interno, si può vedere la finestra murata, visibile anche da fuori.

Inoltre dal punto più alto dell'arco il soffitto dista circa due metri di altezza: quindi la volta attualmente visibile serve come sostegno per l'attuale pavimento della chiesa, rendendo impossibile la presenza di un eventuale locale intermedio.


La volta che sostiene il pavimento della chiesa ed evidenziata la piccola finestra murata

In alcuni punti si può intuire dove prima vi fosse il pavimento di questo locale: del pavimento e di eventuali decorazioni non rimane però alcuna traccia (rimane solo una nicchia nella parete con una lastra posta orizzontalmente), anche a causa di massicci interventi successivi, volti a consolidare e in alcuni casi a sostituire la precedente struttura.


Attualmente l'ingresso nella chiesa avviene esclusivamente attraverso il portone che si apre nella facciata. Fino ai citati restauri degli anni '50 vi era però anche un ingresso secondario: come giustamente osserva la Villa (5) l'attuale finestra posta sulla parete di sinistra, in origine era una porta di ingresso laterale.
Che si trattasse di un ingresso e non di una semplice finestra è dimostrato oltre che dalla memoria storica degli abitanti (6), anche dal fatto che la parete esterna sopra la porta in questione presenta resti di affreschi, seppur in cattivo stato di conservazione.

L'affresco sopra il vecchio ingresso laterale

Infatti con fatica si riesce a distinguere una figura in piedi, vestita con abiti sontuosi e che regge nella mano destra un lungo bastone bianco e nella mano sinistra un libro aperto (probabilmente un'effigie di San Giacomo)

Non da ultimo giova ricordare che l'antica "Via Regina" costeggia la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo lungo questa parete: quindi un ingresso su tale lato era prevedibile.

Per lungo tempo poi, (probabilmente fino ai restauri del 1948), l'ingresso laterale è stato l'unico modo per accedere alla chiesa in quanto nello spazio antistante alla chiesa stessa era presente un orto (nel luogo chiamato appunto "Il cimitero vecchio"), il cui ingresso era nel muro, ora rimosso, posizionato a sinistra della facciata.

La facciata della chiesa prima dei restauri

Nella parete di sinistra, all'altezza del coro, poco prima dell'abside, è presente un terzo ingresso: tale ingresso è stato poi murato e, all'interno della chiesa, il vano presente è stato utilizzato per la realizzazione di un armadio a muro. Dall'esterno lo si può facilmente individuare, come si può vedere dalla foto sottostante.

L'ingresso laterale successivamente murato

Personalmente ritengo che tale ingresso facesse parte del progetto originario. Infatti guardando dall'interno si nota, a sinistra dell'armadio, una decorazione a righe arancione e rosso scuro, con perline bianche, uguali a quelle che vi sono sugli stipiti dell'altra porta laterale, segno che la decorazione dell'anno Mille ha tenuto conto di questo ingresso. Non solo: dall'esterno sembra di intuire che l'ingresso in origine era rettangolare e che solo successivamente sia stato realizzato l'arco attualmente visibile.
Rimane da capire quale motivo abbia spinto a realizzare una terza porta di ingresso e a murarla successivamente.

La chiusura di tale porta non è poi opera recente: come si può vedere dalla cartolina sopra riportata, all'inizio del '900 tutta la parete della chiesa era ricoperta di intonaco, senza nessuna apertura se non la porta laterale citata in precedenza.

Sono inoltre convinto del fatto che la chiesa si stata allungata dalla parte della facciata in un secondo tempo: infatti scendendo la scaletta a destra della facciata stessa e guardando verso l'alto risulta evidente un taglio netto nella parete, ad indicare che il muro lì terminava ed è stato successivamente allungato. Nella parete di sinistra tale segno non è visibile in quanto coincide con l'inizio dell'affresco esterno. Inoltre gli affreschi dell'anno Mille cominciano ad alcuni metri di distanza dalla controfacciata: nello spazio precedente vi sono solo affreschi databili ad epoche posteriori al XV sec., a sostegno quindi dell'ipotesi di un allungamento della chiesa precedente a tale periodo. Non solo: l'affresco raffigurante Adamo ed Eva (come la scena superiore relativa a Gesù deriso) è chiuso alla sinistra con una decorazione composta da una riga arancione e una rosso scuro, sormontate da piccole perle bianche. Se a sinistra di tale quadro ci fossero stati altri affreschi coevi, la 'chiusura' sarebbe stata la solo riga rossa, come nelle altre scene sulla stessa parete. Il fatto che qui sia presente una decorazione più complessa sta probabilmente a significare che in quel punto terminavano sia gli affreschi sia la chiesa.
Infatti tale decorazione è visibile, oltre che attorno alla figura del San Cristoforo, sui fianchi della finestra nel muro di sinistra (ex porta laterale), proprio come elemento di chiusura del ciclo pittorico.


1) Abilità che sono rimaste anche nei secoli successivi: nel XVI secolo, a Macerata, si trova un tale Antonio da Ossuccio impegnato nella costruzione del Palazzo del Municipio della città. Infatti all'indirizzo http://www.amicidizuccheromania.it/monumenti%20e%20musei.htm si legge "inizialmente destinato all’Università la sua costruzione iniziò verso la fine del XVI secolo ad opera di Lattanzio di Ventura prima e successivamente da Antonio da Ossuccio".
2) M. Magni, "Architettura Romanica Comasca", Ed. Ceschina, 1960, Milano, pagg. 59-63
3) M. Magni, op. cit., pag. 60, nota 29
4) G. Valagussa, "Pittura a Como e nel Canton Ticino", Ed. CARIPLO, 1994, Milano
5) P. Villa, "Il dipinto del S. Cristoforo di Spurano d'Ossuccio" in "Fare Storia dell'Arte", Ed. Jaca Book, Milano, 2000, pag. 41
6) Vengono infatti ricordati i tre scalini per scendere nella chiesa nonché una pila per l'acqua santa posizionata entrando sulla destra, purtroppo scomparsa.